La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al… martedì

 

Ieri era un lunedì dal piacevolissimo retrogusto di domenica: non vi abbiamo abbandonato nel giorno di festa, ma abbiamo ritenuto più importante salvarvi dopo una doppia domenica, anche prendendo posizioni scomode e mpottanti su quanto sta accadendo nel nostro paese. Che poi no, in realtà non prendiamo posizioni vere e proprie ma è solo simpatico vedere che, senza limiti di spazio e tempo, abbiamo tutti qualcosa di cui lamentarci (spesso anche a ragione, sia chiaro), ma il modo per risolvere tutto… be’, ve lo diciamo con cinque canzoni.

NOFX – Perfect government

Dice che abbiamo un governo, e questa è una notizia che non potevamo certo farci sfuggire perché ieri era festa quanto volete, ma solo a Messina. Nel resto d’Italia si continuava a lavorare, probabilmente in tanti avranno avuto in testa in modo inconsapevole il governo perfetto cantato dai NOFX in Punk in Drublic, gioco di parole in simil verlan che sta per Drunk in public. L’urlo di Fat Mike è datato 1994, ma si adatta bene anche a diversi aspetti di quanto sta accadendo anche nel nostro paese, dove non abbiamo avuto Bush junior ma personaggi capaci, forse, di fare figure anche peggiori.

 

Sonic Youth – Teenage Riot

Siamo ben lontani dall’avere una nazione da sogno come quella che nel 1988 i Sonic Youth raccontavano nel loro ultimo disco prima di firmare per la Geffen. Daydream nation è probabilmente uno dei dischi più importanti non solo per il noise ma per tutta la musica che si è sviluppata dai tardi ’80 in poi, e Teenage riot ne è il perfetto manifesto. L’intro cantata da Kim, poi l’esplosione in un brano che racconta questa realtà alternativa in cui J Mascis è il presidente degli Stati Uniti e, davvero, mi sembrerebbe riduttivo scrivere altro in aggiunta a questa meravigliosa idea.

 

Living Colour – Cult of personality

Chitarroni fumanti e culti della personalità per il terzo brano in playlist: restiamo a fine ’80 per riascoltarci con immenso piacere la canzone che apre Vivid, il loro debut album del 1988 che negli anni zero e negli anni ’10 ho riscoperto con immenso piacere tifando CM Punk. Il pezzo inizia con una citazione di Malcolm X che introduce “un linguaggio che tutti possano comprendere facilmente”, e infatti non c’è bisogno alcuno di spiegazione: il testo è diretto, il riff di ispirazione zeppeliniana ne rafforza il messaggio politico e sociale e noi, oggi, continuiamo ad avere questa matta voglia di rivoltare il lunedì, il martedì e qualunque altro giorno di questa matta settimana.

 

Limp Bizkit – My way

Citare CM Punk mi ha riportato in mente uno dei montaggi di presentazione più fomentanti di sempre per quanto riguarda la WWE, ovvero quello di WrestleMania X-Seven per uno degli incontri più iconici della storia dello sport entertainment, quello tra The Rock e Stone Cold Steve Austin. La voce di Fred Durst nei Bizkit probabilmente più in forma di sempre, quelli di Chococlate starfish and the hot dog flavored water, quelli che cercavano faide su faide, è la più adatta per uno dei feud costruiti meglio in questo business, tra due dei mostri sacri di questa disciplina.

 

Florence + the Machine – As far as I could get

A furia di cercare la propria via, il proprio modo di risolvere le contese con il genere umano e con la propria vita, Florence Welch se n’è andata il più lontano possibile e noi le facciamo volentieri compagnia in una playlist che si chiude con la più puntuale delle mosse Kansas City. Abbiamo picchiato duro ma ci lasciamo con dolcezza, un’amara dolcezza figlia di un amore terminato e ancora forse incerto nei movimenti per rialzare la testa mentre si continua a sprecare il proprio tempo. Non è tempo sprecato ascoltare la brava Florence invece, dato che a fine mese esce High as hope, quarto album in studio, e già i biglietti per il suo tour europeo stanno volando.

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