Differenziata, il bilancio in chiaroscuro (più scuro che chiaro) di Messina

Differenziata, il bilancio in chiaroscuro (più scuro che chiaro) di Messina

Con una percentuale del 14,34% è 265ma su 391 comuni siciliani, ma è il secondo capoluogo di provincia, e nel 2013 era al 5%. Il problema è che dovrà pagare il trasferimento dei propri rifiuti fuori dalla Sicilia. Ecco perché

 

MESSINA. La Sicilia ha un problema coi rifiuti: ne produce troppi e non riesce a smaltirli a causa dell’assenza di termovalorizzatori, discariche ormai al collasso e livelli minimi di differenziata molto al di sotto del 65% imposto per legge dalle normative europee. E quindi sta studiando la possibilità di trasferirli all’estero.

Salvo Cocina, dirigente generale del dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti (e dirigente della struttura commissariale, dato che il comparto è commissariato da tempo immemorabile) ha firmato un “avviso pubblico esplorativo finalizzato all’indagine di mercato per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per il trasporto, il recupero e/o lo smaltimento dei rifiuti al di fuori del territorio della regione  siciliana”. Quanto? Il 35% della spazzatura prodotta, più o meno.

“Da ciò ne consegue – scrive Cocina – che i comuni che non raggiungono il 35% di raccolta differenziata entro il 31 maggio, saranno autorizzati a conferire nelle discariche dislocate nel territorio regionale, una quantità di rifiuti non superiore al 75% del quantitativo totale di rifiuto prodotto nel periodo di riferimento. Le quantità eccedenti, peraltro prodotto in violazione della norma sull’obbligo della raccolta differenziata, saranno quelle che prioritariamente dovranno essere smaltite fuori regione“, conclude il dirigente.

In pratica, i comuni inadempienti dovranno trasportare fuori dai confini isolani (e pagare profumatamente) il 25% della propria spazzatura.

Di chi è la “colpa” dei bassissimi tassi di differenziata? Principalmente dei nove capoluoghi di provincia. Il migliore, Caltanissetta, si piazza 258esima (su 391 comuni) con 15,05%, Messina è 265ma con 14,38%, Ragusa è 267ma con 13,87%. Poi gli altri capoiluoghi: Palermo 272ma col 13,36%, Trapani al 278mo posto col 12,89%, Catania 307sima con l’8,56%,  Siracusa è al 310mo posto con il 7,68%, Agrigento è 334ma al 5,28%, Enna al 356mo posto con lo 0,52%.

La consolazione, magra, è che per Messina il trend è positivo, dato che per quanto riguarda la differenziata si è passati dal 5% del 2013 al 14% del 2017, e che tra i primi posti assoluti in Sicilia ci sono Rodì Milici (terza in tutta la Sicilia), Santa Teresa di Riva (sesta), Brolo (tredicesima),  Rometta (ventunesima).

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