La “colombaia” di via Portalegni e la memoria perduta

Dall'antica cinta muraria, considerata un capolavoro di pianificazione urbanistica, ai ruderi variopinti di oggi, che ricordano i Quartieri Spagnoli. Come oltraggiare un pezzo di storia

 

Risale al 1537 l’inizio della costruzione della grande cinta muraria della città ordinata da Carlo V in occasione della sua visita ufficiale in città (1535). Al progetto collaborarono, tra gli altri, Francesco Maurolico e Giovan Angelo Montorsoli. Il fine della fortificazione, come d’altronde era in uso all’epoca, era di difendere la città dagli attacchi dei Turchi.

“Capolavoro di pianificazione urbanistica” definisce le mura di Carlo V Amelia Ioli Gigante, che le riconosce connotati di aderenza alla fisionomia geologica del terreno nonché di notevole pregio estetico.

La porzione meridionale delle mura, che iniziavano dalla cortina del porto ed esattamente dal Palazzo Reale (oggi Dogana), cuore politico della città, discendeva sino alla porta delle Luscinee, o Portalegni, protetta da due bastioni, uno dei quali fronteggia il Teatro Domenico Savio.

Il tratto che sporge sulla via Portalegni all’altezza dell’incrocio con la via Giovanni Pascoli costituisce, agli occhi di tutti, un esempio paradigmatico di come, in modo sistematico, la maggior parte dei residui beni storico-architettonici della città siano stati degradati al rango di ruderi. Dalle feritoie delle antiche mura, infatti, sono state ricavate delle finestre di civili (sic!) abitazioni da cui vengono stesi panni multicolori gonfiati dal vento nelle giornate di scirocco. Sulla strada, una lunga serie di cassonetti lasciati appositamente aperti per consentire il libero lancio dei sacchetti di spazzatura.

Un ambiente, insomma, che ricorda da vicino i variopinti Quartieri Spagnoli (in ordine peraltro con l’origine iberica del muraglione). Che ci sia una vocazione all’abusivismo edilizio e alla baracca in genere a Messina è fatto risaputo, ma quella che sorge a ridosso della centralissima via Tommaso Cannizzaro è un’autentica colombaia che scempia in modo indelebile un pezzo forte della storia della nostra Città. Il che conduce inevitabilmente alla domanda: cui prodest ?

 

Autore: Giuseppe Ruggeri. Medico di professione, giornalista pubblicista, vicepresidente Associazione Medici Scrittori Italiani, si occupa da anni del tema dell’identità messinese e siciliana in genere. Per la sua attività di romanziere e saggista ha ricevuto negli anni numerosi riconoscimenti locali e nazionali

 

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