Vittime della Strada: “L’appello nel caso di Lorena Mangano non ha senso”

«L’appello richiesto nel caso di Lorena Mangano, ragazza di Capo d’Orlando rimasta vittima di un incidente stradale non ha senso». L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ritorna con un nuovo comunicato sulla doloroso vicenda della condanna nei confronti del finanziere Gaetano Forestieri che ha travolto con la propria auto la studentessa orlandina.

«A seguito dell’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale – scrive in un comunicato il presidente Giuseppa Cassaniti Mastrojeni –  è stata registrata a Messina la prima sentenza di giustizia per le vittime, riferita all’omicidio stradale di Lorena Mangano. Con il comunicato dell’Aifvs del  dicembre 2016, apprezzavamo la decisione del giudice che, valutando i dati oggettivamente rilevabili, dimostrava che il rischio di uccidere era prevedibile ed accettato: pigiare il piede sull’acceleratore e passare con il rosso è frutto di una scelta personale della quale si è pienamente responsabili e delle cui conseguenze irreversibili si risponde».

«Il giudice Salvatore Mastroeni – continua – ha infatti irrogato non una pena minima bensì una pena congrua in rapporto alla normativa, anche se alleggerita di un anno, 11 anni anziché 12: l’espressione del finanziere Gaetano Forestieri di accettare la pena conseguente al proprio comportamento sconsiderato sembrava, infatti, indicare consapevolezza della gravità della propria condotta. Ed anche noi concludevamo il successivo comunicato del  marzo 2017 attendendo che gli imputati non avanzassero appello, a riprova della raggiunta consapevolezza che ciò che impone la coscienza è sempre superiore rispetto a ciò che la legge permette»

Ma l’auspicio dell’associazione è stato rinnegato dai fatti. Il prossimo 15 marzo è prevista alle 15.30 l’udienza di appello presso il Tribunale di Messina. «Noi saremo  – conclude Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, saremo lì ad auspicare che in appello almeno i giudici sappiano sostenere quel cambio di passo di civiltà segnato dalla sentenza di primo grado. Una sentenza che, intrisa di rigore e di umanità, ha voluto dirci che è colpa grave il difetto di percezione sociale, cioè la sottovalutazione della vita dell’altro sulla strada, e pertanto tale colpa va adeguatamente punita. Ci aspettiamo che la pena venga almeno confermata, non c’è più spazio per un ingiustificato clemenzialismo, che calpesta il diritto alla giustizia delle vittime e fa perdere credibilità alla stessa giustizia».

 

 

Lascia un commento

Sii il primo a commentare!

avatar
400