Messina, “una volta qui era tutta campagna”

Le mappe satellitari svelano come si è modificato il volto della città in diciotto anni, da sud a nord, fra catastrofi naturali, opere pubbliche ed edilizia selvaggia

 

MESSINA. Come cambia una città in diciotto anni? Quanto cambia? Dipende: Messina è cambiata molto. Un piano regolatore oltremodo permissivo, opere pubbliche impattanti sul territorio e una catastrofe “naturale” hanno inevitabilmente modificato il territorio. E se da terra il cambiamento si nota in modo parziale, è dal cielo che si vede davvero come è mutato il suo aspetto.

 

A Giampilieri, il primo ottobre del 2009 una montagna è venuta giù, cancellando interi rioni e cambiando per sempre il volto del paese. Nelle foto del 2001, il borgo sembra immerso nel verde, adagiato sulla collina. In quella del 2010, la collina è sfregiata sia dai lavori di consolidamento, che soprattutto dal versante che ha cancellato le vie Puntale e Vallone: una ferita grigia che si estende fin dentro il cuore del borgo. Nel 2017, sul versante della collina sono ben visibili le opere di irregimentazione forzata delle acque, che non hanno eguali in nessun’altra parte del territorio, e le strutture di contenimento.

 

GIAMPILIERI 2002:

 

GIAMPILIERI 2010:

 

GIAMPILIERI 2017:

 

Il porto di Tremestieri è tra le opere che più hanno modificato il territorio. Approvato e realizzato in fretta e furia nei primi anni del 2000, è stato inaugurato nel 2006, dimostrandosi subito non esattamente progettato bene: la serie delle fotografie satellitari mostra vari gradi di insabbiamento, che ne hanno funestato le sorti e a causa dei quali il molo è chiuso per troppi giorni ogni anno. Una conseguenza della sua realizzazione è stata l’erosione della spiaggia di Contesse: una decina di metri di costa divorata dal mare, con le abitazioni che ormai sono praticamente a pelo d’acqua.

 

TREMESTIERI 2002

 

TREMESTIERI 2011

 

TREMESTIERI 2014

 

TREMESTIERI 2017

 

 

Sembra difficile da credere, ma Maregrosso è cambiato in meglio: è sempre una zona che pare bombardata, e addentrarcisi dentro richiede parecchio pelo sullo stomaco, ma rispetto a dieci o quindici anni fa le baracche sono diminuite. Grossa parte del merito ce l’ha la precedente amministrazione di Giuseppe Buzzanca, e la cancellazione del campo Rom ad opera dell’ex assessore ai Servizi sociali Dario Caroniti, mentre di recente un piccolo parco, finanziato da privati, ha portato un tocco di verde nel grigio diffuso dell’area. Le macerie, però, sono rimaste al loro posto. Ad imperitura memoria.

 

MAREGROSSO 2006

 

MAREGROSSO 2017

 

La storia degli svincoli di Giostra è quasi tragicomica: opera in lavorazione dal 1997 e ancora non ultimata, ha visto avvicendarsi sindaci, ministri, amministratori delegati e una dozzina di imprese. La “timeline” fotografica è emblematica: quello che normalmente sarebbe dovuto essere lo stato di avanzamento dei lavori nell’arco di un anno, massimo due, a Messina sono diventati praticamente venti.

 

SVINCOLO DI GIOSTRA 2006

 

SVINCOLO DI GIOSTRA 2017

 

Per comprendere gli effetti nefasti del piano regolatore del 2002, che di fatto ha rappresentato la “deregulation” in tema di edilizia in città, basta guardare alla porzione di territorio tra la Litoranea e la Panoramica dello Stretto. Lì dove una volta era davvero “tutta campagna”, negli anni sono sorti come funghi complessi, palazzi, villette, senza un vero coordinamento e consegnando alle speculazioni edilizie la parte più pregiata di Messina.

 

PARADISO 2001

 

PARADISO 2017

 

PACE 2001

 

PACE 2017

 

GANZIRRI 2011

 

GANZIRRI 2017

 

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