L’economia messinese? A gonfie vele, secondo l’Ispra

Nel tredicesimo Rapporto qualità dell'ambiente urbano, i dati economici della provincia di Messina registrano risultati ragguardevoli: tasso di crescita sempre positivo nei tre anni, nascono poche imprese ma resistono bene ai contraccolpi del mercato. Tutti i numeri

 

MESSINA. L’economia della provincia di Messina? Quella di un territorio in salute, con basi robuste e spalle larghe, che applica la tattica della formichina in mezzo alle cicale, e raccoglie i frutti di una crescita paziente e costante, superiore, soprattutto nel 2016, a molte e più blasonate realtà. Lo certifica l’Ispra, (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel tredicesimo rapporto “Qualità dell’ambiente urbano”, che si occupa dell’analisi di numerosi parametri. Tra i quali quello della demografia economica. Com’è che Messina, territorio che tutto sembrerebbe tranne che in buona salute economica, ottiene questi risultati? Incrociando tre parametri: trend di crescita delle imprese nei tre anni, e saldo tra natalità e mortalità delle aziende.

 

Messina ha per esempio un tasso di crescita delle imprese superiore a quello nazionale: in pratica, l’economia messinese cresce più della media italiana, che per il 2016 (0,7%) è sostanzialmente uguale a quella del 2015. Messina nel 2014 è cresciuta dello 0,4%, ha rallentato pur restando in saldo positivo nel 2015 (0,1%), ma nel 2016 ha messo il “turbo” con un 1,2% che in Sicilia è inferiore solo a quello di Ragusa. In Sicilia, con un saldo positivo per tre anni consecutivi, oltre Messina e Ragusa, ci sono Trapani, Palermo e Siracusa, mentre in Italia è un risultato che possono vantare solo 51 province su 110, poco meno della metà. E Catania, presa spesso a sproposito come modello virtuoso? E’ cresciuta solo dello 0,2 nel 2016, ma ha registrato un saldo negativo nel 2014. Anche Reggio Calabria è cresciuta per tre anni consecutivi. (Il tasso di crescita è calcolato  considerando l’insieme delle imprese nate nel corso dell’anno , meno tutte le imprese cessate, diviso il totale delle imprese registrate all’inizio dell’anno).

 

Un indice di “buona salute” dell’economia di un territorio, è la stabilità delle imprese: il saldo, cioè, tra il tasso di natalità e quello di morte delle imprese. Messina è in uno stato di quiete quasi totale: registra tra il 5,4% ed il 5,5% di natalità tra 2014 e 2016, che è un risultato al di sotto della media nazionale, che si attesta intorno al 6,1% nel triennio, ma le imprese che nascono godono di buona salute, perchè il tasso di mortalità è leggermente inferiore nei primi due anni, e decisamente più basso (4,2%) nel 2016, mentre la media italiana di mortalità delle imprese è più alta, e si attesta sul 5,5% nel triennio. Praticamente,  a Messina le nuove imprese riescono a resistere alle difficoltà del mercato. Il “benchmark” Catania è indicativo. Ai piedi dell’Etna nascono più imprese (media attorno al 6%), ma ne muoiono altrettante. A riprova del dato c’è da segnalare che Messina ha uno dei peggiori dati in Sicilia per nascita di imprese, ma il migliore nella mortalità: poche nascite, ma di sana e robusta costituzione.

 

In linea di principio, il tasso di natalità in Italia nel 2016 è stato (del 6%) è stato il più basso degli ultimi dieci anni. Le nuove imprese sono quasi esclusivamente ascrivibili ai settori del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese. Il contributo maggiore alle nuove iscrizioni è venuto dai giovani imprenditori under 35 (114.081), seguono quelle delle imprese femminili (101.200) e degli stranieri (61.074). Allo stesso modo, anche il tasso di mortalità è stato il più basso. Segno che il mercato si sta stabilizzando. Infine, una curiosità. A crescere, in Italia, sono soprattutto le imprese del sud.

(Dati Unioncamere, elaborazione Ispra)

 

 

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