Messina, arrestato l’editore di uno storico settimanale

Domiciliari per Enzo Basso. L'accusa è di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e frode fiscale. Indagine scaturita da un processo che lo ha visto condannato per appropriazione indebita per il servizio di rassegna stampa fornito alla Regione

 

MESSINA. Un nome che in città ha fatto storia: Centonove. Declinato in più modi per celare lo stato di crisi e continuare a pubblicare: da Centonove a 100Novepress. Tutto attraverso un giro di società cooperative create per aggirare il fisco ed eludere i contributi, godendo dell’agevolazione fiscale delle cooperative. Sono 8 in tutto le società, “una vera e propria holding” riconducibile, secondo la Guardia di finanza, a Enzo Basso, da ieri mattina ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e frode fiscale. Un provvedimento che riguarda anche tre collaboratori: Francesco Pinizzotto, Andrea Ceccio e Giuseppe Garufi, soggetti da ieri ad obbligo di firma. Quattro misure cautelari – ma gli indagati in tutto sono cinque –  firmate dal gip Tiziana Leanza su richiesta del pm Antonio Carchietti.  Oltre le misure personali, anche il sequestro preventivo dei conti correnti, dei beni aziendali, delle quote di capitale e delle azioni della società 109 Press srl, intestate agli indagati.

Basso, giornalista del Giornale di Sicilia, dal quale aveva preso aspettativa dal 2005, è nato a Ramacca, ha 56 anni,  e aveva fondato la Editoriale Centonove con cui editava la prima versione del nome della testata a Messina nel 1993.  Dal maggio del 2015, invece, la testata era edita da 109press e da qualche tempo andava in edicola col nome di 100Nove press.

L’operazione di ieri è l’esito di una lunga indagine scaturita da un altro procedimento per il quale l’editore di Centonove è stato condannato, in primo grado, il 28 dicembre del 2016 a sei mesi di reclusione e 600 euro di multa pena sospesa, per appropriazione indebita. La condanna riguarda il servizio di rassegna stampa fornito alla Regione siciliana con la Consultant srl. Basso è stato condannato per aver omesso «di conferire 12 mila euro spettanti alla Consultant».

Gli approfondimenti fatti dagli inquirenti in occasione della prima indagine che ha portato alla condanna “portavano alla luce sostanziosi  giroconto e bonifici per anticipo su fatture a favore di una serie di enti societari che, sebbene distinti dalla Editoriale Centonove  Srl, risultavano avere tutti la sede legale al medesimo indirizzo, in via San Camillo 8.  “Un quadro macroscopico di irregolarità nella gestione dei bilanci e di operazioni illecite – scrive il gip –  tese a mascherare lo stato effettivo di decozione delle società attraverso un complesso meccanismo operativo, elaborato e gestito da Basso, in forza del quale, dopo aver gravato determinate imprese gemelle degli oneri connessi alla titolarità delle testate giornalistiche, indebitandole con fisco e istituti previdenziali, le si metteva in liquidazione, trasmettendo le testate medesime a imprese momentaneamente in bonis per continuarne la gestione al riparo da ingerenze esterne”.

Altro elemento rilevato nel corso delle indagini riguarda il ricorso alla forma delle società cooperative per tutte le imprese gestite dagli indagati, funzionale a garantire il godimento di rilevanti agevolazioni fiscali previste per tale forma societaria. Attorno a tali società ruotava l’apparato creato e gestito sotto la regia di Basso, con l’ausilio di una serie di persone a lui fiduciariamente collegate nell’ambito delle compagini sociali delle citate cooperative, che, tra l’altro, condividevano tutte la stessa sede o comunque i luoghi dove si svolgevano le principali attività. Sistematica era, infine, la ripetizione delle operazioni economiche poste in essere per trasferire verso le nuove società, di volta in volta costituite, la parte più rilevante del patrimonio aziendale.

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dispiace sapere che una testata storica come 109 e il suo editore siano coinvolti in questo fatto. Ma vigendo la presunzione di innocenza aspettiamo una sentenza definitiva prima di condannare qualcuno.