Cinque visioni fantastiche della Messina del futuro

Il domani della città dello Stretto, raccontato in cinque scenari utopici. In cui pecchiamo di ottimismo. O forse no. Chissà

 

Giampilieri – Ortoliuzzo: il waterfront più lungo del mondo

 

Marco ha 11 anni ed è un bambino del futuro. Passeggia lentamente mano nella mano con il nonno sul lungomare alberato e ogni tanto si volta all’indietro, girando lentamente la testa bionda e riccia che alla luce del tramonto si colora di riflessi rossastri.

Il nonno cammina a piccoli passi, aiutandosi con un bastone. Indossa una vecchia coppola grigia, una giacchetta un po’ sgualcita che non si decide a buttare e degli occhiali rotondi penzolanti sul naso pronunciato, leggermente adunco.

Fra pochi giorni compirà 90 anni, eppure, malgrado gli acciacchi, nonostante il mal di schiena e le gambe che cedono, la passeggiata domenicale con il nipote è un appuntamento al quale non intende rinunciare. 

Il loro tragitto inizia da Mortelle, qualche centinaio di metri dopo la vecchia Aragosta. Qui, in un passato così lontano che certe volte Salvatore fa fatica a ricordare, raggiungere la spiaggia era un’impresa improba, e il mare un lusso di pochi. Decine e decine di chilometri di costa negati che adesso adora percorrere lentamente, sull’ampio marciapiede che costeggia il litorale, lasciando che i ricordi si confondano con le impressioni del presente.

I due camminano ancora per qualche centinaio di metri e poi si siedono su una panchina, all’ombra di un pino, in quella sottile striscia di pietra che si mimetizza e si confonde con la rena. Intorno a loro gli stabilimenti balneari che si alternano ad ampi tratti di spiaggia libera, la frescura della vegetazione alle loro spalle e la pista ciclabile che sembra una biscia sinuosa. 

“Ma è vero – chiede Marco – che questo è il lungomare più lungo del mondo?”. 

Salvatore resta in silenzio, tira fuori dalla giacca un bastoncino di liquirizia e osserva il panorama che lo circonda: alla sua destra, sullo sfondo, si intravedono i due piloni, quello siculo e quello calabro, e l’impressione che si ha, da questa prospettiva, è quasi che si tocchino; alla sua sinistra, all’orizzonte, ecco invece Acqualadroni, e più in là Spartà, San Saba, Rodia, occultati alla vista. 

L’anziano chiude gli occhi e per un attimo si lascia sopraffare da un moto di sconforto. Dio solo sa quanto gli piacerebbe percorrere il tragitto per intero, da Giampilieri a Ortoliuzzo, passando per Larderia coi suoi grattacieli, Contesse con la sua pineta che arriva fino al mare, Maregrosso con i lidi pieni di studenti e impiegati in pausa pranzo, per il porto pieno di crocieristi che passeggiano fino al porticciolo turistico pieno di yachts nella rada san Francesco, e quell’infinita pista ciclabile che dalla Fiera arriva a Faro, doppia il capo e prosegue. Oh quanto gli piacerebbe. Se solo ne avesse le forze. Se solo quel vecchio cuore stanco e capriccioso glielo consentisse.

“Il più lungo non lo so”, gli risponde il nonno dopo un po’, con un nodo nella gola. “Ma sicuramente è il più bello”. 

 

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