“Non sono razzista ma…”, il fronte del no sui migranti a Taormina

Associazioni di categoria e consiglieri contro l'arrivo di 38 stranieri nella Perla dello Jonio disposto da Prefettura e Anci. Il sindaco Giardina: «Polemiche strumentali. Non bisogna pensare solo al proprio orticello. È una questione di umanità»

 

TAORMINA. Prima le associazioni degli albergatori e degli imprenditori, poi il presidente dell’associazione Guide turistiche della Provincia di Messina Ernesto Fichera. Infine le prese di posizione di Pippo Perdichizzi, responsabile a Taormina del movimento “Noi con Salvini”, del presidente del consiglio comunale Antonio D’Aveni, del consigliere Eugenio Raneri e di Nunzio Corvaia e Pinuccio Composto di “ProgettiAmo Taormina”.  Un fronte comune trasversale per dire “no” al paventato arrivo nella perla dello Jonio di una quarantina di migranti nell’ambito del piano di riparto, elaborato dal Dipartimento libertà civili e accettato dall’Anci, che prevede la presenza di 6 migranti nei comuni più piccoli, con popolazione sotto i 2mila abitanti, e la presenza di 3,5 migranti per ogni mille abitanti nei comuni oltre 2mila cittadini. Un criterio di “dislocazione” che secondo questi calcoli porterebbe a 38 i migranti accolti nel comune amministrato da Eligio Giardina, che di abitanti ne fa circa 11mila. 

«Quelle di queste giorni sono polemiche costruite artatamente, querelle pretestuose da campagna elettorale», spiega il primo cittadino, che ricostruisce le tappe della vicenda: «Qualche giorno fa sono stato convocato assieme agli altri sindaci dalla Prefetta di Messina Francesca Ferrandino, che ci ha comunicato le modalità, stabilite di concerto con l’Anci, con le quali i vari comuni dovranno accogliere un numero specifico di migranti proporzionale alla popolazione complessiva. Si tratta di una questione molto delicata, perché in gioco c’è il destino di migliaia di persone che affrontano una sorte terribile rischiando la vita in mare, fra stupri e stenti. Non bisogna pensare solo al proprio orticello. Taormina è un comune come gli altri: l’unica soluzione percorribile è quella di chiedere un’eventuale deroga. Nessuno vuole che il Corso Umberto sia invaso ma la parola d’ordine deve essere una sola: umanità». 
 
“Non sono razzista ma…”. È questo il leitmotiv che unisce il popolo del no, pronto a battagliare per impedire un accoglienza che, per chi si oppone, creerebbe danni d’immagine a una città ad elevata vocazione turistica, ancor di più dopo la vetrina internazionale del G7, durante il quale il tema migranti è stato uno dei più dibattuti. 

«Su tale decisione il sindaco si gioca il suo futuro politico: o con noi o contro di noi. Non esiste alcuna legge che obblighi il primo cittadino a tali scelte. Siamo pronti a contrastare la decisione di ospitare risorse clandestine nella capitale del turismo siciliano»,  scrive in una nota Perdichizzi di Noi con Salvini, mentre il presidente del consiglio comunale Antonio D’Aveni punta il dito contro la “strumentalizzazione” di una vicenda tanto discussa quanto delicata: «Qui il razzismo non c’entra niente. Taormina è una capitale del turismo e non può essere trattata come qualsiasi altra città italiana. La nota Anci non vale nulla e non può imporre niente. Se esiste una legge che impone la presenza dei migranti ci accoderemo, altrimenti Taormina e il suo comprensorio vanno tutelati”, prosegue il consigliere, che invita il sindaco ad interpellare direttamente il primo ministro Gentiloni e a chiedere una deroga per la perla dello Jonio. 

 
 «Non si tratta di razzismo, ma di semplice calcolo di opportunità. La Sicilia è stata da sempre la terra dell’accoglienza, ma in questo delicatissimo momento, in cui la Città di Taormina e gli operatori commerciali stanno tentando di uscire dalla crisi dovuta in parte alla delicata situazione internazionale ed anche alle tante cancellazioni connesse al vertice G7, non si può davvero pensare di potersi permettere un danno d’immagine che inevitabilmente avrà delle ulteriori ripercussioni negative sui già delicati equilibri economici cittadini», ribadisce in un comunicato il presidente dell’associazione guide turistiche della Provincia di Messina Ernesto Fichera. Una posizione condivisa anche da Italo Mennella (associazione Albergatori) e Franco Parisi (associazione Imprenditori per Taormina), che in un intervento congiunto prendono le distanze dal “razzismo” e focalizzano l’attenzione sull’inopportunità ambientale della vicenda, che turberebbe le vacanze dei turisti rendendo vano il ritorno mediatico positivo del G7. 
 
Diverso il parere invece di Francesca Gullotta, ex assessore comunale che si schiera per l’accoglienza degli extracomunitari. «Il danno d’immagine – scrive –  potrebbe scaturire dalle dichiarazioni contrarie. Taormina è una città ritenuta cosmopolita e all’avanguardia e che come tale dovrebbe attivarsi, senza danni per nessuno, ad accogliere “temporaneamente” questi migranti, fra i quali ci saranno anche donne e bambini».
 

 

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