… e nel frattempo Emilia Barrile pensa all’Ars

Il progetto della presidentessa del Consiglio comunale di crerare una sua "corrente", all'interno di Forza Italia, o altrove. Destinazione Palermo. Ecco le mosse per la candidatura al parlamento regionale

MESSINA. Se qualcosa è venuto fuori dalla farsa dell’elezione dei vicepresidenti del Consiglio, se un dato politico significativo può essere registrato, questo ha un nome e un cognome: Emilia Barrile. La presidentessa del consiglio comunale, contestata, messa alle corde, accusata di troppa contiguità con la segreteria generale, ha ribattuto colpo su colpo, rilanciando la posta, e accreditandosi come figura di spicco con la quale fare inevitabilmente i conti in ottica futura.

Un’ottica che, per Emilia Barrile, guarda a Palermo, all’assemblea regionale siciliana. Non ne ha mai fatto mistero, la Barrile, di questa ambizione. Per soddisfare la quale è disposta anche a rompere con il suo maggiorente politico, che in questo momento è Francantonio Genovese, ma col quale, sin dalla sfiducia a Renato Accorinti, la presidentessa del consiglio ha voluto scavare un solco divisorio: la sua firma sulla mozione di sfiducia “cancellata” con la successiva astensione sul voto in aula, insieme col suo pervicace rifiuto di partecipare alle riunioni (poche) preparatorie alla strategia da tenere in aula durante quella lunga notte, hanno segnato un punto di svolta nei suoi rapporti con Genovese. Il punto in cui Emilia Barrile ha costruito, all’interno di Forza Italia, la sua corrente.

Alla quale, stando agli eventi, si sono iscritti di diritto Benedetto Vaccarino (il più votato degli attuali consiglieri, non a caso dopo un testa a testa con Emilia Barrile), Carmelina David e Francesco Pagano, tutti astenuti durante la sfiducia. E’ ovviamente una semplificazione, e lo scenario è fluido e destinato a mutare da qui ad ottobre, quando si voterà per il rinnovo del parlamento regionale, ma il segnale è questo. Emilia Barrile va avanti come una corazzata, e non ha intenzione di fermarsi. La Barrile e Vaccarino, da soli, coi voti di cui dispongono, garantirebbero già il 75% dei numeri necessari ad un’elezione regionale. Un dato che fa pensare.

E che li rende una forza con cui fare i conti, che detta le regole, e non le segue. Che sia con Forza Italia, ad oggi un partito da ricostruire alle fondamenta, o con qualunque altro partito, che un elemento come Emilia Barrile farebbe a pugni per accoglierlo a braccia aperte. Nè lei ha mai mostrato grosse difficoltà a saltare di fiore in fiore: in consiglio di quartiere con l’Udc, in consiglio comunale la prima volta col Pd e la seconda con Forza Italia (con voti democratici), l’arco costituzionale l’ha percorso tutto, senza mostrare particolari patemi. Questo, tra l’altro, servirebbe a “smarcarsi” dall’intasamento di candidature in Forza Italia, tra uscenti e…entranti.

In consiglio comunale, l’elezione a vicepresidenti di Pierluigi Parisi e Pietro Iannello le garantirà sonni tranquilli: il primo è un collega di Forza Italia, il secondo non ha eccessive velleità oltre quella da consigliere comunale, quindi di bastoni tra le ruote non dovrebbe averne poi troppi. Ironia della sorte, la svolta è avvenuta al termine di una decina di giorni in cui la sua presidenza è stata attaccata da più parti, sia con le dimissioni di presidenti di commissione sia con battibecchi personali (particolarmente forte, ieri, quello con Simona Contestabile, che teoricamente apparterrebbe alla stessa area, i “genovesiani”, ma con la quale ormai i rapporti sono politicamente gelidi).

E mai il detto “quello che non ti uccide ti rende più forte” è sembrato essere ritagliato su misura come in questo momento lo è per Emilia Barrile.

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